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Soggiorno più caro nelle città italiane: prorogati gli aumenti introdotti nel 2025, con parte del gettito destinata a Olimpiadi e inclusione sociale

Con la fine dell’Anno Giubilare, l’aumento della tassa di soggiorno in Italia non si ferma: gli incrementi introdotti per il 2025 verranno prorogati anche al 2026, con tariffe che in alcune città raggiungeranno livelli record, fino a 12 euro a notte.

Le località più care resteranno le stesse che oggi applicano le aliquote più elevate: Roma, Firenze, Milano, Napoli, Bologna, Venezia e altre mete di forte richiamo internazionale.

Secondo la bozza del decreto approvato dal Consiglio dei ministri, anche i Comuni che ospiteranno le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 potranno aumentare l’imposta. La metà del maggior gettito dovrebbe essere acquisita dal bilancio dello Stato per finanziare gli interventi legati ai Giochi olimpici e paralimpici.

News di stampa affermano che la Giunta comunale di Milano ha approvato già il provvedimento di incremento fino a 10 euro a notte, valido esclusivamente per l’anno dei Giochi Milano-Cortina. Allineandosi così alla norma che consente ai Comuni lombardi e veneti situati entro trenta chilometri dalle sedi di gara di incrementare l’imposta fino a 5 euro rispetto a quanto in vigore nelle rispettive sedi.

Dal 1° gennaio 2026, l’importo applicato per notte negli hotel di Milano sarà di 10 euro per i quattro e cinque stelle; 7,4 euro nelle strutture a tre stelle; 5 euro nei due stelle; 4 euro negli alberghi a una stella. Per case vacanza, locazioni brevi e bed & breakfast la tariffa sarà di 9,5 euro, mentre nelle case per ferie scenderà a 7 euro. Nei giovani ostelli e nei campeggi l’imposta sarà fissata a 3 euro.

Tassa di soggiorno in aumento nel 2026: il decreto

Il provvedimento rientra nel cosiddetto decreto Anticipi, con cui il governo ha confermato per il prossimo anno la proroga delle misure straordinarie sull’imposta di soggiorno. Come si legge nel comunicato finale del Cdm, il 70% dei proventi continuerà a essere destinato ai Comuni per gli impieghi previsti, mentre il restante 30% potrebbe confluire nel bilancio statale a sostegno del Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità e di quello per l’assistenza ai minori.

Le stime parlano di incassi complessivi che nel 2026 potrebbero sfiorare 1,3 miliardi di euro, contro gli 1,186 miliardi previsti per il 2025, a loro volta pari a un incremento del 15,8%.

Introdotta nel 2011 e applicata inizialmente da soli tredici Comuni per un totale di 77 milioni di euro, la city tax è diventata negli anni una voce strutturale dei bilanci comunali.

[Notizia pubblicata in data 4 novembre e aggiornata il 17 novembre 2025 – Paola Baldacci] – Credits by Canva