Una nuova infrastruttura
per la mobilità d’affari
Un nuovo modello di collegamenti a corto raggio prende forma in Italia. Roma Urbe è il primo tassello operativo della rete RAM (regional air mobility) progettata da Enac ed Enac Servizi: entro la fine del 2026 sono previsti i primi collegamenti commerciali con velivoli da 9 a 19 posti verso Fiumicino, Pescara, Fano, Elba e Tortolì-Arbatax. Per il business travel significa guardare alla connettività regionale con una logica diversa: non solo collegare città, ma avvicinare aeroporti, territori e destinazioni.
L’8 luglio 2026 il nuovo terminal dell’aeroporto di Roma Urbe è stato inaugurato dando contestualmente il via allo sviluppo della Regional Air Mobility, il progetto ideato dall’ente dell’aviazione civile attraverso la società in house Enac Servizi per costruire una rete nazionale di mobilità aerea a corto raggio, integrata con gli altri sistemi di trasporto.
Il nuovo terminal è stato concepito come un city airport: un’infrastruttura più vicina al territorio e pensata per integrare mobilità aerea, sicurezza, accessibilità e servizi. Un modello che supera la tradizionale funzione dello scalo come semplice punto di partenza o arrivo e lo interpreta come una porta di accesso alle destinazioni.
Dalla grande hub connectivity
alla mobilità regionale
La logica della RAM è particolarmente interessante anche per il business travel.
Il progetto punta infatti a creare collegamenti tra aeroporti territoriali e grandi scali, ampliando le possibilità di costruire itinerari più articolati e riducendo, per alcune relazioni, la dipendenza dalla mobilità stradale o ferroviaria.
I primi collegamenti commerciali da Roma Urbe sono previsti entro la fine dell’anno con aeromobili da 9 a un massimo di 19 posti. Come detto, le rotte inizialmente individuate collegano Urbe con Roma Fiumicino, Pescara, Fano, Elba e Tortolì-Arbatax. Tra i vettori candidati a operare la rete ci sono SkyAlps, con velivoli ad ala fissa, AvioItaliana, con elicotteri, e Altair.
Per un viaggiatore business, la novità non sta soltanto nella dimensione dell’aeromobile. È soprattutto nella possibilità di concepire la trasferta come una combinazione di tratte aeree differenti: un modello di intermodalità aria-aria che può diventare rilevante quando la destinazione finale non coincide con uno dei principali aeroporti nazionali.
Roma Urbe è destinata a svolgere proprio questa funzione di nodo del network, anche grazie alla pista illuminata che consente l’operatività notturna e alla possibilità di integrare collegamenti in elicottero e ad ala fissa.
Una rete che parte da Roma
La Regional Air Mobility non nasce però con l’inaugurazione del terminal. Nel settembre 2025 Enac aveva già effettuato il primo volo dimostrativo della RAM sulla tratta Fano–Roma Urbe, con un King Air B200 da nove posti: meno di 50 minuti di volo contro quasi quattro ore per il collegamento via terra. Quel test (di cui abbiamo scritto qui) rappresentava il primo passo verso una rete nazionale di collegamenti commerciali a corto raggio.
La rete gestita attraverso Enac Servizi comprende 21 aeroporti e un eliporto a Capri, secondo i dati forniti nel 2025. Il progetto prevede quindi una progressiva valorizzazione degli scali territoriali, trasformandoli in nodi di una rete complementare a quella dei grandi aeroporti.
È un passaggio che interessa direttamente anche il travel management: una maggiore capillarità aeroportuale può ampliare il numero di destinazioni raggiungibili in giornata, offrire nuove combinazioni di viaggio e modificare la pianificazione degli spostamenti per trasferte che oggi richiedono lunghi collegamenti via terra.
Resta naturalmente da verificare sul campo quanto il modello riuscirà a tradurre queste potenzialità in servizi regolari, frequenze adeguate, puntualità e tariffe compatibili con la domanda corporate. Per il business travel, infatti, la prossimità dello scalo è importante, ma lo è altrettanto la prevedibilità del servizio.
Di Palma: «Il primo tassello della rete RAM»
All’inaugurazione, il Presidente dell’Enac Pierluigi Di Palma ha definito Roma Urbe il primo tassello della rete RAM, sottolineando l’obiettivo di rafforzare i collegamenti tra i territori e valorizzare gli aeroporti regionali. «La mobilità aerea regionale rappresenta una nuova opportunità per il Paese – ha spiegato -. Grazie a aeromobili di nuova generazione e a modelli di esercizio innovativi, gli aeroporti Di Palma ha inoltre collegato lo sviluppo della RAM alla necessità di rendere gli scali territoriali più moderni, resilienti e integrati con le comunità locali.
Per il settore corporate, il tema è quindi più ampio della semplice velocità di spostamento. Una rete regionale efficiente può contribuire a ridisegnare la geografia delle trasferte, portando alcuni territori più vicini ai principali nodi economici e aeroportuali del Paese.
E a Milano? Bresso resta fuori dalla RAM
Il caso di Milano mostra però che lo sviluppo della mobilità aerea regionale non sarà uniforme su tutto il territorio nazionale.
Nelle prime ipotesi relative alla RAM, Milano Bresso era stato considerato tra gli scali che avrebbero potuto essere interessati da interventi e nuovi servizi. Nel corso del 2026, tuttavia, il quadro è cambiato: durante le audizioni presso la Commissione Territorio del Consiglio regionale lombardo, Enac Servizi ha chiarito che il progetto RAM non passerà dall’aeroporto di Bresso e non sono previsti collegamenti commerciali. La posizione è stata ribadita pubblicamente nel luglio 2026.
Bresso continua quindi a rappresentare un caso distinto rispetto alla rete RAM. Restano invece nell’orizzonte della Lombardia i progetti legati alla Urban Air Mobility (UAM) e allo sviluppo di nuove forme di mobilità aerea urbana, un ambito tecnologicamente diverso dalla Regional Air Mobility.
La stessa programmazione regionale lombarda considera la UAM tra gli ambiti di sviluppo della mobilità avanzata, includendo l’integrazione tra infrastrutture urbane e mobilità aerea e le tecnologie legate ai velivoli di nuova generazione.
Regional Air Mobility e business travel: cosa cambia
La distinzione tra RAM e UAM sarà importante anche per chi gestisce i viaggi d’affari.
La RAM riguarda soprattutto il collegamento tra territori e aeroporti regionali, con aeromobili di piccole dimensioni e tratte a corto raggio. La UAM guarda invece alla mobilità all’interno o intorno alle aree urbane, con prospettive legate anche a elicotteri, droni e, in prospettiva, eVTOL. Sono dunque due traiettorie differenti ma potenzialmente complementari.
Per il travel management, la sfida sarà capire come queste nuove modalità potranno integrarsi con la rete dei grandi aeroporti, con il trasporto ferroviario e con i sistemi di mobilità locale. La disponibilità di un volo regionale non è di per sé sufficiente a rendere più efficiente una trasferta: servono frequenze, puntualità, connessioni affidabili, sistemi di prenotazione integrabili, gestione delle irregolarità e dati utilizzabili dalle aziende.
È qui che la Regional Air Mobility può diventare interessante per il business travel: non come alternativa generalizzata al trasporto aereo tradizionale, ma come ulteriore componente di una rete sempre più articolata. Roma Urbe rappresenta il primo passo concreto di questo disegno. Il prossimo banco di prova sarà trasformare una rete infrastrutturale in una rete di servizi realmente utilizzabile da chi viaggia per lavoro.
[Notizia pubblicata il 21 settembre 2026 – Paola Baldacci]


