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AI, dati e duty of care: l’evoluzione
della gestione delle trasferte aziendali

L’Intelligenza Artificiale e la gestione dei dati stanno ridisegnando il business travel. È quanto emerge dall’ultimo workshop dell’Osservatorio Business Travel del Politecnico di Milano, cui ha preso parte CTI nell’ambito della collaborazione con l’Osservatorio Travel Innovation, attiva da due anni. L’incontro ha offerto una fotografia aggiornata delle pratiche, con un focus su tre ambiti intrecciati: uso dei dati, adozione di strumenti di AI e nuove forme di duty of care verso i dipendenti in trasferta.

Dati più strategici, non sempre sfruttati appieno

Secondo la ricerca, il 60% delle aziende dichiara di prestare maggiore attenzione alla raccolta e all’uso dei dati relativi alle trasferte. Quasi tutte li utilizzano per definire il budget di spesa travel (voce in calo) e per calcolare le emissioni di CO₂ (dato stabile). Cresce invece l’interesse per l’analisi dei dati finalizzata a individuare nuovi fornitori, mentre diminuisce l’uso per aggiornare la travel policy. La tendenza riflette un cambio di priorità: le aziende cercano oggi strumenti predittivi e partnership più flessibili, ma non sempre riescono a tradurre i dati in decisioni strategiche di lungo periodo. È un paradosso tipico della fase di transizione digitale: molta raccolta, poca elaborazione.

L’AI e l’evoluzione delle trasferte aziendali: irruzione nel travel management

Il 24% dei rispondenti dichiara di utilizzare l’Intelligenza Artificiale per attività legate ai viaggi o al back office. Tra gli esempi più diffusi:

  • uso di strumenti di business intelligence come Microsoft Power BI, per trasformare dati grezzi in insight utili;
  • modelli predittivi per stimare costi futuri e supportare le politiche di contenimento.

Una azienda su cinque, tra quelle che hanno avviato misure di riduzione della spesa, ammette di affidarsi a soluzioni di AI per ottimizzare costi e processi. Tuttavia, il quadro resta frammentato: il 63% non ha ancora adottato alcun sistema di intelligenza artificiale.

Dietro a questo dato si cela una doppia resistenza, culturale e organizzativa. Molte imprese temono la complessità dell’implementazione o non dispongono di competenze interne per leggere e governare gli algoritmi.

Il ruolo dell’AI nel duty of care

Una parte significativa del workshop ha riguardato il legame tra AI e duty of care, ovvero l’obbligo di diligenza del datore di lavoro nei confronti dei dipendenti in trasferta, sancito dal Codice Civile e dal decreto legislativo 81/2008 sulla sicurezza sul lavoro.

L’Intelligenza Artificiale, spiegano le ricercatrici, può rafforzare concretamente questo principio:

  • analizzando rischi geopolitici, climatici e sanitari in tempo reale,
  • suggerendo rotte alternative o rinvii dei viaggi,
  • e integrandosi con dispositivi IoT e wearable per monitorare parametri fisiologici come stress e affaticamento.

La prospettiva è quella di un travel management che non solo ottimizza i costi, ma tutela le persone con maggiore tempestività e precisione.

Una transizione ancora incompleta

L’analisi dell’Osservatorio indica che il business travel sta attraversando una fase di maturazione: le imprese riconoscono il valore dei dati e delle tecnologie, ma faticano a renderli strumenti di governo. L’AI, oggi ancora sperimentale per molti, può diventare un elemento strutturale solo se accompagnata da policy chiareformazione adeguata e supervisione etica. In altre parole, l’innovazione tecnologica da sola non basta: serve un cambio di cultura manageriale. Il rischio è che l’AI resti confinata a progetti pilota, senza incidere davvero su efficienza, sostenibilità e tutela dei lavoratori.

 

[Notizia pubblicata in data 10 novembre 2025 – Paola Baldacci] – Photo Credits by Canva